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Tatuatore
Iscritto al forum dal: November 22, 2005, 9:05 pm
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Tatuaggio
La pratica del tatuaggio è nata circa 1500 anni fa alle Marchesi. Da lÃ*, l'arte del tatuaggio si è espansa in tutta la Polinesia. Se la fonte di questo rito divino si perde nella notte dei tempi, senza dubbi questa pratica originale polinesiana ha acquisito della popolaritÃ* ai giorni nostri a giudicare dal successo che riscuote attraverso il pianeta. Oltre due secoli fa i marinai del capitano James Cook, meravigliati dai sontuosi disegni che scoprivano al contatto con gli indigeni, non esitarono a farsi tatuare prima del loro ritorno nel vecchio continente. La moda fu lanciata...
Secondo alcune vecchie leggende, i Maohi si facevano tatuare per piacere a Ta'aroa, dio potente, i cui figli si erano fatti tatuare per sedurre il loro "entourage", in particolare le loro sorelle (!). Il tatuaggio, che simboleggia la bellezza e il fascino, diventa rapidamente un rito essenziale nella civilizzazione maohi, sia per gli uomini che per le donne. Era impensabile di non essere tatuati, a costo di essere derisi da tutta la popolazione. Solo i tahua tatau, dei preti abilitati a eseguire l'arte del tatuaggio, avevano il diritto di esercitare questa arte divina. Erano rispettati e, in cambio del loro lavoro, ricevevano dei magnifici regali. Il giovane che aveva l'etÃ* per farsi tatuare si rivolgeva al tahua che veniva a casa sua con il materiale adeguato. La cerimonia poteva durare diversi giorni durante i quali il giovane soffriva il martirio.
in reo maohi te tatau significa «battere dolcemente». L'utensile utilizzato per il tatuaggio si chiama «ta». Si tratta di un pettine con molti denti, fatto di osso, oppure di madreperla o di tartaruga, fissato a un manico di legno. Il tatuaggio consisteva dunque nell'incidere leggermente la pelle per poi introdurre un colorante scuro con il pettine allo scopo di inscrivere diversi disegni. Un bastoncino di legno serviva a battere sul pettine.
La scelta dei motivi e la finezza del disegno
indicavano il rango sociale del giovane guerriero e la sua appartenenza ad una stirpe. Con il passare degli anni il corpo intero veniva tatuato, ad eccezione del viso (salvo alle Marchesi dove i capi si facevano tatuare il contorno degli occhi e della bocca, senza dimenticare i lobi delle orecchie e il naso...), della palma delle mani e la piante dei piedi.
Secondo gli arcipelaghi, il tatuaggio variava, sia nei motivi che nella finezza dell'esecuzione. Diverse «scuole» sono esistite, ma è senza dubbio alle Marchesi e alle Gambier che sono stati scoperti i temi più elaborati. A Tahiti e nelle isole della SocietÃ* in generale, la censura esercitata dai missionari durante il XIX secolo ha rischiato di far sparire definitivamente questa pratica ancestrale.
I disegni più ricorrenti rappresentano delle linee spezzate, a forma di Z, ma anche delle forme geometriche molo classiche, quadrati, cerchi, rettangoli, triangoli, spina di pesce, spesso ripetuti diverse volte. Gli uomini avevano una preferenza per le rappresentazioni di uccelli e pesci, senza dimenticare l'adorazione per i loro dei che si manifestavano sotto la forma d'imposanti tiki dall'aria minacciosa. Per quanto riguarda le donne, erano generalmente più discrete e si accontentavano di farsi tatuare il dorso delle mani, le braccia e a volte le gambe. Qualche donna coraggiosa si lanciava nel tatuaggio del viso, in particolare il contorno delle labbra rinforzato da linee diritte parallele. Le donne che avevano partorito si facevano tatuare la mano destra.
La maggior parte di bambini erano destinati al tatuaggio dall'etÃ* di dodici anni, un'usanza che marcava il passaggio all'etÃ* adulta. Le parti del corpo più comunemente tatuate a questa etÃ* erano le anche, le chiappe e le spalle.
Alle Australi, si aveva una predilezione per delle larghe bande orizzontali dentellate, simili ai motivi dei loro tapa, che venivano posate sulle braccia e sulle spalle.
Alle Gambier, le «ko'iko», si distingueva con un disegno originale, costituito da un grande cerchio diviso in quattro parti uguali da una croce più chiara che veniva tatuato sul fondo schiena. Gli antichi si tatuavano le pupille e le labbra (!).
Alle Taumotu, i disegni geometrici costituivano la base del tatuaggio, in particolare delle scacchiere nere e color carne per gli uomini, messe in risalto da motivi a spina di pesce e da linee parallele sulle braccia e le gambe. Sull'isola di Rangiroa, la più grande delle Tuamotu, gli uomini erano interamente tatuati, inclusa la faccia e i motivi utilizzati erano prolungati da disegni di fiamme o denti di squalo.
Alle Marchesi, gli uomini si tatuavano la testa e anche la lingua (!), le palpebre e le narici. Le donne, molto fiere, sapevano mettere in valore i lobi delle orecchie e le falangi delle mani con dei motivi fini ed eleganti.
Da una ventina d'anni il tatuaggio è diventato per tutti i polinesiani un modo di perpetuare la loro arte ancestrale. Grazie alle riproduzioni eseguite dagli illustratori europei del XVIII secolo che avevano accompagnato gli esploratori, i simboli del tatuaggio non son stati completamente «dimenticati». Si ritrovano, su differenti aspetti, sui tapa, ma anche sulle iscrizioni su pietra riscoperte nel XX secolo alle Australi e alle Marchesi.
Oggigiorno è possibile farsi tatuare in molte isole, con procedure moderne e sicure: il ministero della Salute Pubblica polinesiano ha messo a punto un documento in cui sono repertoriati i tatuatori convenzionati.
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un bacione scusate la lunghezza,ma penso che sia importante l'argomento!!!
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