CIliegio
Si narra che il colore dei fiori del ciliegio in origine fosse candido ma che, a seguito dell’ordine di un imperatore di far seppellire i samurai caduti in battaglia sotto gli alberi di ciliegio, i petali divennero rosa per aver succhiato il sangue di quei nobili guerrieri. Anche quelli che, tra i samurai, secondo il loro codice d’onore, decidevano di suicidarsi, sembra fossero solito farlo proprio sotto gli alberi di ciliegio.
|
Al di lĂ* delle leggende, è indubbio che nella cultura tradizionale giapponese il fiore di ciliegio occupa un posto d’onore, tanto da essere divenuto fiore nazionale.
Il ciliegio, in particolare al momento della sua fioritura, esprime in maniera eccezionale la concezione che i nipponici hanno della vita, il loro stretto rapporto con la natura, l’amore per il bello che non è mero senso estetico, bensì comprensione della grandiositĂ* e magnificenza della vita, pur nella sua caducitĂ*.
La fioritura dei ciliegi in Giappone avviene in aprile e, a causa della differenza di temperatura fra il nord e il sud dell’isola, comincia nelle regioni più a sud e sale rapidamente verso quelle del nord lungo una linea ideale che viene chiamata
sakura zensen (sakura = ciliegio, zensen = fronte, come a ricordare la fronte ora calda, ora fredda a seconda delle variazioni di temperatura). L’intera popolazione giapponese segue con fervido interesse l’avanzamento dello sbocciare dei fiori lungo tutte le regioni: telegiornali e quotidiani pubblicano bollettini in continuo aggiornamento sulle fasi della fioritura, vengono organizzate gite collettive anche dalle scuole e da numerose aziende. Il recarsi ad ammirare la fioritura dei ciliegi è tradizione antica, sembra risalga al periodo Heian (794 - 1185), e viene chiamata Hanami (hana = i fiori, mi (miru) = vedere); la fioritura dura alcuni giorni, in genere uno o due, giorni in cui i giapponesi, accorsi nei parchi delle loro cittĂ* od in quelli maggiormente famosi per l’evento (come, ad esempio, Yoshino, nella regione montuosa vicino a Osaka), radunati sotto gli alberi, cantano, ballano, mangiano e bevono, con gioiosa partecipazione collettiva a quello che può considerarsi uno dei momenti maggiormente rappresentativi della cultura e del cuore autentico del Giappone.
Coincidendo con l’equinozio di primavera, la fioritura del ciliegio rappresenta la rinascita, il rinnovamento, la forza vitale insita in tutte le cose di questo mondo. Un simbolo di vita, dunque, ma anche del suo naturale “opposto”: il fiore di ciliegio, appena raggiunge il massimo del suo splendore, si stacca e muore, viene portato via dal vento e con esso si disperde. La vista di un ciliegio in fiore è davvero emozionante: fa emergere prepotentemente nel nostro animo sentimenti apparentemente contraddittori, di gioia ma anche di sgomento, di smarrimento. Il fiore di ciliegio è testimone del fatto che la vita è un dono meraviglioso, ma anche che dura poco.
Dunque la tradizione giapponese, altamente simbolica, trova nella fioritura dei ciliegi la sublimazione dell’esperienza della vita, della sua caducitĂ* e della sua effimera bellezza.
Le nostre paure più profonde, variamente camuffate, trovano origine in quella che forse è la più grande di tutte le paure: la paura della morte. Tema ben noto ai guerrieri samurai, educati alla concezione non dualistica di vita-morte.
Nell’etica del bushido - letteralmente, la via (do = via, metodo) del guerriero (bushi = cavaliere feudale giapponese) - che non è una religione o una filosofia, ma un vero e proprio stile di vita, la sensibilitĂ* del bushi, la sua capacitĂ* di commozione, costituisce al tempo stesso la forza del suo braccio e del suo cuore. Il guerriero è consapevole che è solo di passaggio sulla terra, e che il suo vivere è magnifico quanto effimero, esattamente come un fiore di ciliegio.
Il guerriero conosce la paura, ma non lascia che ne venga sopraffatto.
La vita terrena è precaria, ed è possibile viverla pienamente solo tenendo sempre presente che un giorno, un qualunque giorno, essa avrĂ* fine. Ma un tale pensiero, piuttosto che essere fonte di angoscia – angoscia che ci impedisce di gioire degli infiniti momenti che la vita continuamente ci offre – può invece divenire un concetto trainante delle nostre vite, paradossalmente vitale e che, entrando a far parte del nostro modus vivendi, ci pone dentro la vita , ce ne fa godere appieno.
Il fiore di ciliegio esprime dunque in maniera efficace il concetto del
non- attaccamento; un concetto che, se compenetrato nel profondo, ci spalanca le porte della nostra stessa esistenza così come non l’avevamo mai vista prima…...il non-attaccamento non fa svanire le paure, ma le comprende e le accetta come parte integrante della vita stessa, accettazione che non è rassegnazione, ma pura e semplice comprensione di ciò che la vita è e non di ciò che vorremmo che fosse.
L’hanami è un rito collettivo, forse in parte incomprensibile a noi occidentali, ma di cui possiamo, se vogliamo, cogliere il senso profondo inerente alla vita, che tutti ci riguarda.
Camelia
Si sa che la camelia proviene dall'isola HONSU, in Giappone, dal santo posto della Dea del Sole Amaterasu, la madre di tutti gli imperatori del paese del sole.
In questo pantheon dello scintoismo molte migliaia di anni fa si celebrò il matrimonio del principe SUSANO e della principessa INADA, in seguito a questo avvenimento la Camelia si illuminò di una mitica luce, e divenne il simbolo dei successi militari e dell'amore eterno.
I Giapponesi dicono che la Camelia (la rosa del Giappone) dona l'immortalitĂ*.
La storia di questo fiore nasce dall'amore passionale di un capitano verso una donna dell'isola.
Per provare il suo amore la donna chiese al capitano di portare dal suo paese il seme della camelia.
Due lunghi anni lei lo aspettò sul pontile del porto e non credendo più al suo amore si lasciò annegare.
Ma il capitano arrivò in ritardo e seppe della tragedia.
Subito ordinò che i semi fossero piantati sulla sua tomba.
Con il tempo intorno alla tomba crebbe un bosco di camelie.
La gente la cominciò a chiamare
"La camelia santa".
Nessuno aveva nè il diritto, nè il coraggio di strappare anche un solo fiore, perchè si credeva che lo spirito della ragazza non lo desiderasse.
Questa leggenda dette al fiore ancora un'altra qualitĂ*, quella dell'immortalitĂ*!
Anche "I Profeti" portavano con loro un piccolo ramo della camelia credendo che essa li aiutasse per le loro profezie.
Nella mentalitĂ* popolare la camelia aveva acquistato un potere spirituale, la usavano per fare l'essenza ed era anche usata per i massaggi: non era escluso, inoltre, il suo uso come condimento per alcuni piatti da cucina.
Durante l'ottavo secolo gli ambasciatori giapponesi fecero un regalo all'imperatrice cinese: l'olio della camelia come elisir di lunga vita.
Fu in seguito a questo regalo stupendo che dal X secolo gli imperatori cinesi cominciarono anche loro a collezionare questo fiore, persino i samurai usarono il disegno della camelia come simbolo dell'onestĂ*, fedeltĂ* e coraggio.
Il fiore divenne dunque il fiore santo delle tre religioni.
La religione Buddista incoraggiava la cura di questo fiore: ogni anno nel cerimoniale d'iniziazione dei futuri monaci, si riempiva il tempio di camelie per assicurarsi la difesa dall'influenza del maligno.
Questa credenza era nata dalla leggenda che raccontava che il loro imperatore aveva vinto una battaglia perchè portava con sè un rametto di camelia.
Anche i commercianti durante i loro viaggi portavano sempre con sè i semi o il ramo della camelia contro il pericolo.
Simboli sui kimoni:
Acero giapponese (nami)
Edera (tsuta)
Crisantemo (kiku): forse il motivo piĂą usato sui kimono, è ritenuta una pianta sacra che dona la longevitĂ*
Pino (matsu): simboleggia la vita eterna, ma anche l'unione coniugale felice, per via degli aghi di pino uniti a due a due (e se uno dei due si secca anche l'altro muore). Assieme alla rosa simboleggia lo yin e lo yang, essendo il pino maschile (yang) e la rosa delicata e femminile (yin)
Salice (yanagi): simbolo di resistenza flessibile. L'ambiente delle Geishe è indicato come "il mondo del fiore e del salice"
Susino (ume): il fiore del susino è il primo che fiorisce dopo l'inverno e per questo è considerato simbolo di speranza paziente
Glicine (Fuji): è il fiore legato all'inizio dell'estate
Peonia (botan):
Rosa (bara)
BambĂą (take):