In giappone esistevano dei tatuaggi, chiamati "irezumi", fatti a coloro che si macchiavano di qualche crimine. Oggi la terminologia è cambiata, infatti i giapponesi usano questo termine per i tatuaggi giapponesi, come li conosciamo oggi, non fatti con le tecniche tradizionali.
Il termine Horimono (se ci riferiamo alle zone di Kyoto od Osaka il termine sara' Gaman, ossia pazienza), che prima comprendeva tutto il tatuaggio artistico, adesso è usato per tatuaggi eseguiti con tecniche tradizionali.
Questi tatuaggi consistevano in un marchio sulla fronte del condannato, simboli specifici sulle braccia, di solito l'ideogramma cinese Ho, oppure bracciali o poco sopra o poco sotto il gomito, costituiti da una semplice, o doppia riga nera; tutto a seconda della regione in cui veniva praticata la pena, ad esempio per furto di oggetti dal valore non superiore a 10 koban (monete d'oro) era fatto un kanji sulla testa.
Di solito questo tipo di pena era usata nelle grandi citta' sotto il dominio dello shogun.
Le prime informazioni riguardo il tatuaggio usato come punizione le troviamo nel Nihon Shoki, la funzione dell'irezumi era quello di infliggere un marchio di infamia all'individuo, affinche' fosse riconosciuto.
La pratica di tatuare la faccia come pena la troviamo nel codice Joei del 1232, ma non abbiamo molte informazioni riguardo alla sua esecuzione.
Iniziamo ad avere piu' informazioni intorno al 1670, quando venne affiancata alla pena del taglio del naso e delle orecchie (hanamimisogi), poi abolita nel 1720.
Nel 1716 la pena dell'irezumi venne estesa a frode, estorsione e contraffazione, ma non ci sono delle leggi specifiche, tutto era fatto seguendo sommariamente principi etici.
I marchiati dall'irezumi erano divisi in una classe, chiamata eta, e relegati ai margini della societa' e svolgevano lavori considerati impuri per gli altri, come seppellire i morti e scuoiare gli animali l'appartenenza a questa classe inizio' successivamente a diffondersi in modo ereditario
A Edo, circa nel 1670, era in uso tatuare il carattere aku (cattivo) sulla fronte, mentre nel 1743 venivano tatuate due striscie di 1cm poco sopra il gomito e se veniva ripetuto il reato se ne aggiungeva una (zoirezumi).
Successivamente, visti gli effetti che comportava l'avere un irezumi (espulsione dalla societa') i condannati iniziarono a coprirli con altri soggetti oppure si riunivano in modo solidale lavorando come briganti per diffondere il terrore, fu cosi' che la pena dell'irezumi venne abolita nel 1870
Nella provincia di Chikuzen i reati erano puniti con una linea sulla fronte, al secondo reato ne veniva aggiunta un'altra e cosi' via, vino a formare il carattere inu (cane)
Ricordiamo che molti Horimono coprivano i marchi fatti sulla pelle dei condannati
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